(SA) - Ero all’aeroporto JFK di New York, quando mi misi davanti al compiuter della sala Alitalia per guardare la posta. Le prime righe riportavano messaggi tutti con la stessa notizia: “condoglianze”, triste notizia dal Cile”, una brutta notizia dal Cile”. Mi affrettai ad aprire la prima che mi capitò, per capire cosa era successo, qual’era la triste notizie che in diversi si affollavano a comunicarmi.

Restai sconvolto leggendo che il caro Amedeo Castello era morto la notte tra il sabato e la domenica tre di aprile. Una notizia che mi agghiacciò, mi lasciò senza parole. Come un film cominciò a scorrermi davanti il ricordo della mia travagliata e bella amicizia con Amedeo, un film lungo oltre venti anni, dal primo incontro a Palermo nel lontano 1989, quando mi venne a trovare perché una del Canada, così mi disse, gli aveva parlato dell’USEF e lui era venuto per capire che cosa fosse, chi fossimo,. Cosa potevamo fare per la comunità siciliana del Cile. Quella comunità che era il, suo pallino e per la quale andava cercando punti di riferimento per mettere assieme il maggior numero di siciliani, per potere divulgare la cultura siciliana, per colmare quello che lui definiva un grande vuoto organizzativo della Sicilia nei confronti dei suoi figli sparsi per il mondo. L’esame che mi fece fu meticoloso e puntuale, ma alla fine risultò soddisfacente, tanto da ottenere il suo impegno a comunicare l’esito alla “Associazione dei Siciliani del Cile” (ASSIC), per poi fare l’adesione della stessa all’USEF. Fu quello l’inizio di una lunga amicizia, ma anche di un travagliato rapporto di collaborazione, che in ogni caso non intaccò mai la nostra amicizia. Sempre sospettoso, diffidente al massimo di tutto e di tutti, si impegnava seriamente e sinceramente per elevare il livello culturale della comunità e degli iscritti ad ASSIC, la loro conoscenza della storia della Sicilia e della loro terra d’origine. Riuscì anche a intessere una ricca rete di rapporti con sindaci, personalità varie del mondo della cultura e della politica, con il chiaro proposito di portare la comunità siciliana al posto che secondo lui gli spettava per quello che aveva dato all’Italia ed all’emigrazione. Cominciò con ASSIC ed USEF un fecondo rapporto di collaborazione che vide all’opera la vulcanica intelligenza di Amedeo sempre pronta a programmare a sperimentare. Dalla prima colonia per figli di siciliani residenti in Cile si passò alla prima iniziativa del 1992 che ci vide impegnati in un convegno sulle problematiche dell’emigrazione e sullo studio della situazione cilena. Fu solo l’inizio di una lunga collaborazione fatta di mille idee e di tanti progetti, alcuni giunti a buon fine altri no, ma non per questo meno impegnativi e meno importanti. Il suo obiettivo di fondo era quello di creare una vasta rete di servizi da offrire ai siciliani, di sviluppare un ponte stabile di collegamenti tra la Sicilia ed il Cile, di trasformare l’emigrazione in una vera risorsa alla quale fare attingere sia la comunità siciliana stessa che la Sicilia. Un sogno ambizioso che andò avanti per parecchi anni, che fu fecondo di risultati, che seppe indicare alla comunità siciliana e non solo, la giusta strada da seguire per affrontare ne risolvere le problematiche dell’emigrazione in un terra lontana come quella cilena, verso cui seppe attirare risorse umane, attenzione, capacità organizzative, modelli associazionistici da sperimentare che spesso furono da modello per tante altre comunità. Tutto questo mi scorreva davanti, mentre me ne stavo quasi attonito seduto su una sedia dentro l’aeroporto di New York, dopo avere appreso la triste notizia. Un uomo dal carattere forte, Amedeo, dall’intelligenza viva e fervida, dalle capacità di elaborazione e creative enormi, che seppe mettere al servizio della comunità e dell’USE per parecchio tempo. Un uomo verso cui nacque e si consolidò una forte legame di amicizia reciproca, che nemmeno piccole divergenze di idee hanno mai messo in discussione. Un uomo sempre pronto a combattere, che quando andai a vederlo per l’ultima volta nel novembre scorso, volle ricevermi nel suo giardino dove splendeva un magnifica sole e dove abbiamo avuto modo di ricordare parecchie delle cose che avevamo realizzato. Un uomo che cercai di scuotere, da quella che mi era sembrata una negativa rassegnazione e che nello stesso tempo cercò di rassicurare me sulla sua volontà di volere ancora lottare la sua battaglia per la vita. Ma era evidente che stava per arrendersi, tanto che appena uscito non potei trattenere le lacrime per quella vita che mi sembrò stava per spegnersi, le stesse lacrime che ora non riuscivo a rattenere su quella sedia davanti al compiuter che mi aveva appena dato quella notizia, attraverso la comunicazione pervenuta da parte di tante persone che volevano che io sapessi. Non potevo certo dimenticare che la mia storia personale, oltre a quella dell’USEF, per un ventennio si fossero intrecciate con la sua, traendone motivo di crescita umana, politica, di esperienze. Alla cara Violetta, a Vincenzo, Giacomo, Gerlando, Giovanna ai tanti nipoti a cui era tanto legato, va in questo momento il mio pensiero ed il mio desiderio di dividere con loro il dolore che li ha colpiti e che colpisce tutti noi che lo abbiamo conosciuto. A loro non solo a nome dell’USEF, ma anche mio personale, giunga la solidarietà e la vicinanza di una persona che ha conosciuto, ammirato, voluto bene e stimato il caro amico Amedeo.

Con affetto Totò Augello Segretario Generale USEFÂ