By Agostino Spataro* (foto accanto) Nella fase più deludente, conclusiva della secessione aventiniana, intervenne, il 7 aprile 1926, l’attentato della nobildonna irlandese Violet Gibson ai danni di Benito Mussolini che da taluni fu percepito come una reazione istintiva, solitaria al fallimento della clamorosa protesta parlamentare.
La donna fu messa sotto torchio dagli organi inquirenti ai quali offre risposte incongrue, assai confuse. Nega tutto, perfino l’evidenza del fatto. Nega di avere agito in combutta con altri. In particolare, respinge ogni sospetto, affiorato dalle indagini, secondo cui avrebbe agito in combutta con una personalità antifascista (addirittura sospettata come possibile mandante) che poteva avere buoni motivi politici (forse anche personali) per fare uccidere Benito Mussolini. Il riferimento, non tanto velato, era all’on. Giovanni Antonio Colonna il quale, soprattutto dopo la barbara uccisione del suo amico on. Giacomo Matteotti. Nel corso di un successivo interrogatorio, la Gibson ammetterà che il Colonna le fornì assistenza logistica e una rivoltella per attuare il piano omicida. Addirittura, taluni storici sostengono che il duca fu visto vicino all’attentatrice nel momento dello sparo. Presenza che parrebbe confermata da una foto (inviata dall’America del Sud – Brasile, Argentina?- e depositata presso gli archivi italiani) nella quale si notano chiaramente il Duce con di fronte la Gibson e una persona (con il volto “scancellato” intenzionalmente per renderlo irriconoscibile) dalle fattezze fisiche assai simili a quelle del duca. Il Di Cesarò, sottoposto a interrogatorio, negò ogni responsabilità in ordine all’attentato anche se ammise di avere conosciuto la Gibson a Monaco di Baviera nel 1912, durante gli incontri europei della società teosofica. Secondo la polizia nel corso di una perquisizione in casa del Di Cesarò furono trovati documenti comprovanti l’esistenza di un complotto di tendenza monarchica per rovesciare il regime. Si disse anche che nello stesso periodo il Colonna, constatata la deludente conclusione della secessione aventiniana, avesse sostenuto, parlando con il principe Pietro Ercolani, che l’unico mezzo rimasto per ristabilire la democrazia in Italia era l’assassinio di Mussolini. Durante l’indagine furono presi in considerazione- soprattutto dal commissario di PS Pennetta- questi e altri elementi che richiamavano la responsabilità del leader di Democrazia Sociale, il quale, come detto, negò risolutamente ogni addebito. L’istruttoria si bloccherà a seguito della ritrattazione che farà Violet a proposito del coinvolgimento del duca di Cesarò. La condotta altalenante della donna, il suo mentire per poi smentire accuse anche pesanti facilitò l’opera di chi aveva interesse a far dichiarare l’attentatrice “malata di mente”: una soluzione comoda per tutti. Dopo il fallito attentato, il duca abbandonò ogni attività politica (anche perché vietata dalle leggi fascistissime introdotte da Mussolini) per dedicarsi agli studi antroposofici e filosofici e anche ai… suoi feudi di Ioppolo Giancaxio da cui traeva le risorse finanziarie che gli consentivano di mantenere un buon livello di vita a Roma. *Agostino Spataro Già deputato PCI