Roma – 1° aprile 2025 «Un decreto-legge approvato in fretta, di venerdì, senza alcun preavviso, senza alcun confronto con chi rappresenta gli italiani all’estero. Il ministro Tajani dimostra, ancora una volta, di non avere rispetto per i parlamentari eletti all'estero e di ignorare il valore della cittadinanza italiana per milioni di discendenti nel mondo.

Non è solo la prima volta che ciò accade, ma l'ennesima dimostrazione di un metodo attraverso il quale questo Governo esclude il confronto. In tal senso, risulta davvero poco chiaro il perché si è voluto procedere con un decreto legge e non con un normale disegno di legge, strumento più idoneo a normare una materia così importante». Così la Sen. La Marca (PD) commenta il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 28 marzo, che introduce nuove restrizioni al riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza (il cosiddetto ius sanguinis). La nuova normativa prevede che, d’ora in avanti, saranno cittadini italiani dalla nascita solo coloro che hanno almeno un genitore, un nonno o una nonna nati in Italia. Le generazioni successive non avranno più il diritto automatico alla cittadinanza, anche se la catena di discendenza non è stata interrotta. Inoltre, i discendenti di italiani nati all’estero potranno ottenere la cittadinanza solo se uno dei genitori ha vissuto in Italia per almeno due anni prima della loro nascita. Un'ulteriore novità riguarda l’introduzione di un obbligo per chi ha già la cittadinanza italiana: sarà necessario dimostrare di aver esercitato almeno uno dei diritti o dei doveri connessi allo status di cittadino almeno una volta ogni 25 anni. Basterà, ad esempio, rinnovare il passaporto o la carta d’identità, votare, aggiornare lo stato civile o avere un minimo contatto con la pubblica amministrazione italiana. Anche le procedure amministrative cambieranno: la pratica di cittadinanza non sarà più gestita dalle sedi consolari ma da un ufficio centralizzato del Ministero degli Esteri che dovrebbe entrare in funzione entro un anno dall’entrata in vigore del decreto. Una nuova gestione che, se non adeguatamente organizzata, rischia di aumentare la burocrazia invece di snellirla. Inoltre, è stato annunciato un aumento del costo delle pratiche che porterebbe l’importo a 700 euro. «Era necessario rivedere alcuni aspetti della normativa sulla cittadinanza e si può discutere nel merito di questa riforma ma il metodo è stato sbagliato. Ancora una volta, il Governo ha agito senza coinvolgere chi rappresenta gli italiani all’estero. Si potevano valutare criteri diversi, come il riconoscimento della conoscenza adeguata della lingua e della cultura italiana e altri», sottolinea La Marca. «Caro Ministro Tajani, avete deciso da soli di limitare il diritto alla cittadinanza alle prime due generazioni. Bene, allora sia fatta chiarezza fino in fondo: senza ipocrisie, si approvi anche il disegno di legge a mia prima firma sul Riacquisto della Cittadinanza italiana da parte di chi l’ha persa. Sarebbe almeno un segnale di giustizia per le tante persone private della cittadinanza a causa di leggi del passato». «Non si sa ancora quando il decreto approderà in Aula né se l’esame inizierà dalla Camera o dal Senato. Ma su un punto non ci sono dubbi: il gruppo dei parlamentari PD eletti all’estero farà battaglia sull’approvazione di questo decreto». In merito alle tantissime richieste di chiarimento che stanno arrivando al nostro ufficio in questi giorni, si precisa che il quadro normativo è ancora in fase di definizione. Lo staff della Sen. La Marca sta seguendo da vicino l’evoluzione della situazione per comprendere al meglio le implicazioni del decreto e le prossime mosse parlamentari. Al momento, non è quindi possibile fornire risposte dettagliate sui singoli casi in attesa di ulteriori sviluppi ufficiali.